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… Il tatto è il primo dei sensi che si sviluppa in utero e il contatto fisico uno dei principali bisogni dell’essere umano…
… Il tatto è il primo dei sensi che si sviluppa in utero e il contatto fisico uno dei principali bisogni dell’essere umano…
prenatale

Gravidanza

L’accompagnamento haptonomico alla genitorialità comincia durante la gravidanza e termina quando il bambino inizia a camminare. Per facilitare la maturazione delle facoltà che consentono e sostengono la relazione affettiva tra la mamma, il papà e il bambino, è importante che esso inizi il prima possibile e, comunque, non oltre l’inizio del 7 mese di gravidanza. In casi particolari, è possibile che esso venga avviato ancora prima del concepimento, favorendolo.

Negli incontri i genitori vengono accompagnati a scoprire insieme all’haptoterapeuta, come mettere in gioco le capacità che possiedono per incontrare e comunicare con il loro bambino attraverso un contatto ricco di tenerezza e amore.
Durante l’accompagnamento mamma e papà vivono un’esperienza molto emozionante: scoprono che il bambino viene loro incontro, rispondendo ai loro inviti, e si sentono coinvolti e confermati nel loro ruolo genitoriale. Questi inviti vengono vissuti come piacevoli anche dal bambino e, una volta conosciuti, è lui stesso che prende l’iniziativa ricercando attivamente lo scambio affettivo coi suoi genitori.
In poco tempo si sviluppa una relazione affettiva tra padre, madre e bambino che consente al piccolo, prima ancora di venire al mondo, di viversi come buono e degno di amore e di attenzioni, e ai genitori di accoglierlo e rispettarlo nelle sue peculiarità.

La cura di questa preziosa relazione a tre permette al bambino di sviluppare una sicurezza di base, fonte di autonomia, di capacità comunicative, di fiducia in sé stesso e nell’altro: condizioni essenziali per lo sviluppo del sé e della propria individualità.

Quando la mamma è in un profondo contatto affettivo con il suo bambino, tutto il suo utero si modifica, diventa accogliente e morbido, offrendo al bambino un esperienza gradevole. Il sentimento di benessere e di interezza che riceve la madre in questo contatto affettivo con il papà e con il bambino modifica il tono muscolare e i legamenti in modo specifico, portando il suo grembo, le sue articolazioni e organi, a diventare più flessibili e morbidi. Al contempo si verifica una modificazione a livello delle secrezioni ormonali che permettono di mantenere stabile questo particolare tono. Ciò contribuisce a “portare” nel modo migliore il bambino.
La presenza del padre è essenziale. Costituisce una risorsa affettiva per la madre: la sostiene, la accompagna e la accoglie nei “gesti” peculiari che la aiutano nel corso della gravidanza e al momento del parto. E’ una presenza fondamentale anche per il bambino: nei momenti di contatto affettivo permette al bambino di viversi, fin dalla sua vita prenatale, come membro di una triade e non solo parte di una diade con la sua mamma. Il bebè in utero è in grado di discernere molto presto la presenza del suo papà, si manifesta a lui, dirigendosi verso la sua voce quando lui gli parla.

E’ responsabilità dei genitori e dell’haptoterapeuta proseguire questa relazione dopo la nascita, nella fase dell’accompagnamento postnatale. Quello che il nuovo nato ha sperimentato durante la gravidanza, ha costituito un vissuto affettivo di piacere sensomotorio e sensoriale che lo hanno predisposto alla relazione e che deve continuare ad essere nutrito.

Nelle gravidanze a rischio o patologiche, l’accompagnamento haptonomico si rivela molto prezioso poiché permette al bambino di vivere la sicurezza del legame con i genitori e di sviluppare tutto il suo potenziale di crescita anche nelle situazioni più delicate.

parto

Nascita

L’approccio affettivo specifico dell’haptonomia prosegue durante il travaglio e la nascita.
Attraverso l’utilizzo delle facoltà sviluppate e alla comunicazione affettiva stabilita nel corso dell’accompagnamento, i genitori hanno imparato a sentire e ad ascoltare il loro bambino: ad essere, semplicemente ed essenzialmente, in contatto con lui.
Durante il travaglio, la presenza e il sostegno del papà aiutano la mamma a restare in contatto con il bambino nonostante il dolore delle contrazioni.
In questo accompagnamento, dolce e partecipato, la madre e il padre aiutano il bambino a “farsi nascere” rendendolo parte attiva di un evento che, così vissuto, offre al bambino un esperienza molto più ricca e strutturante, del solo essere spinto ed espulso attraverso un canale.
Tutto il parto viene sostenuto da un particolare tono muscolare, dolce e morbido, che accompagna il bambino nella sua venuta al mondo.

Il papà diventa protagonista e non passivo spettatore dell’accoglienza del neonato che ritrova, anche attraverso di lui, il suo senso di sicurezza.
Il bambino lascia la sua condizione di convivenza con la mamma, perde il suo rassicurante battito cardiaco, il suo respiro, il suo calore, la dolcezza del liquido amniotico, le pulsazioni e i suoni del cordone ombelicale e della placenta: abbandona tutte le sensazioni  vissute e conosciute che lo hanno accompagnato durante i suoi primi nove mesi. Sperimenta in maniera brusca e improvvisa la freschezza dell’aria, il contatto sulla sua pelle che per la prima volta viene toccata, percepisce la forza di gravità e la pesantezza del suo corpo, incontra la luce che gli colpisce gli occhi, ode rumori intensi non più ovattati.
Per aiutarlo a superare questo grande cambiamento, accompagnato da un naturale senso di smarrimento, il padre prende a sé il piccolo appena nato e lo accompagna, sostenendolo nella sua verticalità, nel contatto con il ventre materno: all’esterno di questo noto e amato ambiente di vita e di esperienza il bambino ritrova la tenerezza e la sicurezza che ha già conosciuto quando ne stava all’interno.

Il primo distacco è “di importanza capitale per lo sviluppo della corporalità, l’individuazione e la costituzione di una autonomia provata, sentita, vissuta” (Frans Veldman “L’Haptonomie. Science de l’Affectivité – p.106).

Così, il papà aiuta la madre e il bambino ad uscire, in tutta sicurezza, dalla relazione pseudosimbiotica nella quale essi hanno vissuto a lungo nel corso della vita intrauterina.

postnascita

Postnascita

Il modo in cui un bambino viene “portato” si rivela importante e significativo per il suo futuro sviluppo.

I bambini accompagnati in modo haptonomico dai loro genitori, a partire dalla gravidanza e proseguendo fino al periodo post natale, manifestano un piacere di vivere evidente: ricercano l’incontro con gli altri ed esplorano l’ambiente che li circonda con grande curiosità. Manifestano un coinvolgente slancio vitale e sviluppano una psicomotricità precoce.

Queste caratteristiche del neonato sono sostenute dalle proposte che i genitori gli rivolgono, invitandolo a partecipare attivamente al movimento e sostenendolo nel far si che sia lui stesso a “portarsi” in modo autonomo. L’esperienza di “potersi portare”, col sostegno del papà e della mamma, permette infatti al neonato di affrontare il nuovo ambiente di vita extrauterino sperimentando un sentimento di sicurezza e fiducia.

Gli incontri post natali seguono gli stadi di sviluppo del bambino e variano, indicativamente, tra le 4 e le 6 sedute.

L’ultima seduta si svolge quando il bambino incomincia a camminare, momento cruciale per il suo sviluppo e per la sua autonomia.